Responsabile durante un controllo antincendio interno con planimetria ed estintore

Controllo antincendio interno: come scoprire le criticità prima della verifica

Il registro antincendio è compilato e i verbali di manutenzione sono archiviati. Durante un giro nei locali, però, emerge una situazione diversa: alcuni estintori sono stati spostati, una porta tagliafuoco viene tenuta aperta e l’elenco degli addetti all’emergenza non corrisponde più all’organico. I documenti, presi da soli, restituivano l’immagine di un sistema ordinato; l’edificio e la sua organizzazione raccontano invece alcune incoerenze.

Il controllo interno serve a individuare proprio questo scarto prima della verifica esterna. Non coincide con una lettura del registro e non sostituisce i controlli periodici o la manutenzione: è un confronto organizzato tra documentazione, condizioni dei luoghi, presidi installati, procedure applicabili e persone effettivamente disponibili.

Costruire il riferimento prima di entrare nei locali

Per riconoscere una discrepanza occorre prima stabilire quale assetto dovrebbe essere presente. Vanno quindi raccolti i documenti pertinenti all’attività: registro antincendio, rapporti e verbali disponibili, planimetrie, piano o procedure di emergenza, elenchi degli addetti, attestazioni relative alla loro formazione ed eventuali resoconti delle prove di evacuazione svolte.

Questi materiali non devono essere controllati come fascicoli indipendenti. Una data sul registro va collegata al presidio interessato; una planimetria va confrontata con l’attuale disposizione dei locali; un nominativo deve corrispondere a una persona ancora presente e disponibile nelle condizioni operative previste. Per ricostruire manutenzioni, sostituzioni e problemi già segnalati è utile leggere il registro come cronologia effettiva dei presidi, anziché limitarsi a verificare che contenga firme recenti.

Il quadro normativo copre ambiti distinti ma collegati. Il D.M. 1° settembre 2021 disciplina controllo e manutenzione di impianti, attrezzature e altri sistemi di sicurezza antincendio, come riportato nella pagina istituzionale dei Vigili del Fuoco. Il D.M. 2 settembre 2021 tratta la gestione dei luoghi di lavoro in esercizio e in emergenza, comprese formazione e preparazione all’emergenza. Il D.M. 3 settembre 2021 comprende nella strategia antincendio materie quali esodo, compartimentazione, gestione della sicurezza, controllo dell’incendio, rivelazione e allarme. Gli ultimi due provvedimenti sono consultabili nel testo coordinato pubblicato dai Vigili del Fuoco.

Usare questi ambiti come riferimenti permette di impostare un metodo di verifica, senza trasformarlo in una checklist universale. Le caratteristiche da controllare dipendono infatti dall’attività, dalla valutazione del rischio e dalle misure realmente adottate.

Confrontare planimetrie e condizioni effettive

Il sopralluogo dovrebbe seguire i percorsi rappresentati nei documenti, non un giro casuale dell’edificio. Partendo dalle aree occupate, si possono ripercorrere le vie di esodo fino alle uscite e osservare se la situazione reale coincide con quella rappresentata: disposizione degli ambienti, passaggi, porte, segnaletica e collocazione dei presidi.

Una nuova parete, un deposito temporaneo o un cambio nella disposizione degli arredi possono modificare il percorso concretamente disponibile anche quando la planimetria è rimasta invariata. La discrepanza deve essere registrata senza presumere che basti aggiornare il disegno: prima occorre capire se sia il documento a essere superato oppure se l’assetto fisico richieda una valutazione e una correzione.

Lo stesso criterio vale per compartimentazioni e porte tagliafuoco. Il controllo interno può rilevare, per esempio, una porta bloccata aperta, un ostacolo che ne impedisce il movimento o una condizione diversa da quella indicata nei documenti. Non è però una manutenzione tecnica: se l’anomalia riguarda funzionamento, installazione o prestazioni del componente, deve essere indirizzata alla figura competente.

Durante il percorso conviene osservare anche se i presidi sono presenti nelle posizioni attese, riconoscibili e raggiungibili. Un estintore può avere una manutenzione registrata ma trovarsi in un punto diverso da quello previsto. In questo caso il problema non si risolve automaticamente spostandolo: bisogna ricostruire perché la collocazione sia cambiata e verificare quale posizione sia coerente con l’assetto antincendio adottato.

Verificare presidi e manutenzioni senza confondere i ruoli

Il controllo interno e la manutenzione rispondono a funzioni diverse. Il primo individua incoerenze visibili e documentali; la seconda comprende le attività tecniche previste per conservare l’efficienza di impianti, attrezzature e sistemi. Un responsabile interno può confrontare il codice o la posizione di un presidio con il relativo verbale, ma non dovrebbe considerare questa verifica equivalente all’intervento tecnico previsto.

Per ogni presidio o sistema considerato, il confronto può seguire tre domande:

  • l’elemento presente nel locale è identificabile e corrisponde a quello riportato nei documenti disponibili?
  • gli esiti dei controlli e delle manutenzioni risultano associati al presidio corretto?
  • dopo l’ultimo intervento sono avvenuti spostamenti, lavori o cambi d’uso che possono avere alterato l’assetto verificato?

Questo passaggio consente di scoprire casi nei quali ciascun documento appare regolare se letto separatamente, ma l’insieme non è più coerente. Una planimetria può indicare un estintore in un punto, il rapporto di manutenzione può identificarlo correttamente e il sopralluogo può trovarlo altrove. La criticità emerge soltanto mettendo in relazione le tre informazioni.

Controllare se l’organizzazione dell’emergenza esiste ancora

La gestione in esercizio riguarda le condizioni quotidiane che devono essere mantenute; la gestione in emergenza riguarda invece ruoli e azioni da applicare quando si verifica un allarme o un incendio. Il controllo interno deve considerarle entrambe.

L’elenco degli addetti va confrontato con l’organizzazione effettiva. Un nominativo formalmente presente può riferirsi a una persona trasferita, assente per un lungo periodo o assegnata a un turno diverso. Occorre quindi verificare la presenza reale degli addetti nelle diverse condizioni di funzionamento dell’attività e controllare che formazione, aggiornamenti ed eventuali requisiti applicabili siano coerenti con gli incarichi attribuiti.

Anche le procedure devono essere lette alla luce dell’assetto corrente. Numeri interni, punti di raccolta, modalità di segnalazione, persone da assistere e compiti assegnati possono diventare inattuali dopo una riorganizzazione. Le eventuali prove di evacuazione già svolte sono utili soprattutto se gli esiti sono stati conservati e le difficoltà emerse hanno prodotto correzioni verificabili.

Un riscontro pratico può includere brevi domande alle persone coinvolte: quale segnale devono riconoscere, chi effettua una determinata comunicazione, quale percorso è previsto e chi assiste le persone con esigenze specifiche. Lo scopo non è improvvisare un esame, ma controllare che le istruzioni scritte siano conosciute e applicabili nell’organizzazione reale.

Distinguere le anomalie documentali da quelle operative

Le difformità non richiedono tutte la stessa risposta. Una carenza apparentemente documentale riguarda un’informazione mancante, non aggiornata o archiviata in modo incoerente, mentre la condizione fisica e organizzativa risulta confermata. Prima di classificarla in questo modo bisogna però verificare che il documento non stia nascondendo un cambiamento reale.

Un’anomalia operativa incide invece sulle condizioni dei luoghi o sulla capacità di applicare le procedure: un percorso non disponibile, un presidio non raggiungibile, una porta mantenuta in una condizione incoerente con la sua funzione oppure l’assenza effettiva di una persona indicata come addetto. Le anomalie miste coinvolgono entrambi i piani. Una planimetria superata dopo una modifica dei locali, per esempio, può richiedere sia una valutazione dell’assetto reale sia l’allineamento della documentazione.

In assenza di una scala universale, l’ordine di lavoro può partire dalle condizioni che interferiscono già con esodo, compartimentazione, accessibilità dei presidi o attivazione delle procedure. Seguono le incoerenze capaci di fornire indicazioni sbagliate durante un’emergenza; infine si affrontano le sole sistemazioni archivistiche. Questa sequenza è un criterio organizzativo: quando la difformità coinvolge elementi tecnici o modifica la strategia adottata, la valutazione va affidata a chi possiede le competenze necessarie.

Registrare l’anomalia e controllarne la chiusura

Una segnalazione generica come “porta da sistemare” non consente di capire quale porta sia coinvolta, che cosa sia stato osservato e se il problema sia stato davvero risolto. La scheda o il verbale interno dovrebbe rendere rintracciabili almeno:

  • data del riscontro e area interessata;
  • condizione osservata, descritta in modo concreto;
  • documento, presidio o procedura con cui è stata confrontata;
  • eventuale misura immediata adottata;
  • persona incaricata di seguire la correzione e termine definito;
  • intervento eseguito e relativa evidenza;
  • data del controllo conclusivo sul documento o nel luogo interessato.

L’emissione di un ordine di lavoro, l’invio di un’email o la richiesta di un preventivo non chiudono da soli l’anomalia. Se il problema era fisico, serve un nuovo riscontro sul posto; se riguardava ruoli e procedure, occorre verificare che gli aggiornamenti siano stati comunicati e siano applicabili; se era documentale, bisogna controllare che tutte le copie utilizzate siano state allineate.

Domande degli utenti

Chi dovrebbe svolgere il controllo interno della sicurezza antincendio in azienda?

Il coordinamento dovrebbe essere affidato a una persona che conosca locali, attività, documenti e organizzazione del lavoro. Il confronto diventa più solido coinvolgendo chi gestisce le manutenzioni e gli addetti antincendio, senza confondere i rispettivi compiti. Le anomalie tecniche devono essere esaminate dalle figure competenti; il controllo interno non sostituisce manutenzioni o valutazioni specialistiche.

Con quale frequenza conviene ripetere un controllo interno dei locali?

Non c’è una cadenza unica adatta a ogni attività. La periodicità va definita considerando valutazione del rischio, caratteristiche dei locali e frequenza dei cambiamenti. È utile ripetere il confronto anche dopo lavori, spostamenti di reparti o presidi, variazioni dell’organico e modifiche delle procedure, senza attendere la successiva verifica esterna.

Come si documentano le anomalie emerse durante il sopralluogo?

Ogni anomalia va descritta indicando luogo, condizione osservata, riferimento con cui è stata confrontata, azione richiesta, incaricato, termine ed esito del controllo finale. Fotografie o altri allegati possono aiutare quando sono gestiti secondo le regole interne, ma non sostituiscono una descrizione precisa e verificabile.

Cosa fare quando una planimetria o una procedura non corrisponde più all’organizzazione dell’attività?

Bisogna prima stabilire se sia superato soltanto il documento oppure se la modifica reale incida sulle misure antincendio adottate. Nel secondo caso non è sufficiente ridisegnare la planimetria o cambiare qualche nome: serve una valutazione da parte delle figure competenti. Dopo la correzione vanno allineate le copie in uso, informate le persone coinvolte e verificata sul posto la corrispondenza tra nuovo documento e situazione effettiva.

Dalla preparazione occasionale al controllo ricorrente

Un’azienda intercetta le discrepanze in tempo quando il confronto tra documenti, locali e organizzazione diventa un’attività ricorrente, non una corsa alla vigilia della verifica esterna. La misura più utile è fissare una periodicità coerente con l’attività, conservare gli esiti di ogni passaggio e mantenere aperte le segnalazioni finché un riscontro concreto non conferma che la correzione è stata completata.